Tips & Cheap - N. 41/2017: L'ipoadrenorticismo, detto "il grande imitatore”

Buongiorno Colleghi,
oggi torniamo sulla diagnosi di una patologia che pare essere sempre più di attualità, pur se non certamente nuova.

Ricordiamo innanzitutto che l’ipoadrenorticismo (malattia di Addison) consiste nella ridotta secrezione di ormoni GLUCOCORTICOIDEI e MINERALCORTICOIDEI:

  • L’ALDOSTERONE rappresenta un MINERALCORTICOIDE prodotto dalla corteccia surrenalica (zona glomerulosa), la cui ridotta produzione, in corso di malattia di Addison, comporta iponatriemia, iperkaliemia ed ipovolemia.
  • Il CORTISOLO rappresenta un GLUCOCORTICOIDE prodotto dalla corteccia surrenalica (zona fascicolata e reticolare), la cui ridotta produzione, in corso di malattia di Addison, comporta segni gastroenterici, letargia, ipoglicemia, ipotensione ed anemia.
Viene classificato in:

1) Ipoadrenocorticismo primario – spontaneo: deriva dalla distruzione del 90% ed oltre della corteccia surrenalica.

2) Ipoadrenocorticismo iatrogeno: deriva dalla distruzione della corteccia surrenalica in corso di terapia per l’iperadrenocorticismo / sindrome di Cushing.

3) Ipoadrenocorticismo iatrogeno può derivare anche dalla somministrazione prolungata di gluococorticoidi esogeni.

4) Ipoadrenocorticismo atipico: deriva dalla carenza isolata di gluococorticoidi.
SEGNI CLINICI
I segni clinici variano in termini di gravità e di tipo di presentazione (acuti o cronici). Poiché le manifestazioni cliniche sono comuni a moltissime altre patologie, l’ipoadrenorticismo viene anche definito “il grande imitatore”
v     Segni cronici, in ordine di frequenza:
o   Sintomatologia altalenante che spesso migliora nettamente a seguito di fluidoterapia o somministrazione di steroidi
o       Letargia, ridotto appetito, perdita di peso
o       Vomito, diarrea, melena
o       Poliuria, polidipsia
o       Debolezza generalizzata o degli arti posteriori
o       Megaesofago
v     Segni acuti, in ordine di frequenza:
o       Shock ipovolemico / collasso
o       Polso debole / pallore delle mucose / ipotermia
o       Bradicardia
o       Melena
o       Tremori
o       Crisi epilettiche
DIAGNOSI

         TEST LABORATORISTICI DI BASE

v     Iperkaliemia
v     Iponatriemia
v     Ipocloremia
v     Iperazotemia prerenale: incremento urea, creatinina, fosforo
v     Ipoalbuminemia
v     Ipoglicemia
v     Ipocolesterolemia
v     Lieve incremento di ALT, AST, ALP
v     Anemia normocromica, normocitica, non rigenerativa 
v     Urine: Peso specifico < 1.030
NOTA: Nonostante si verifichi un’iperazotemia prerenale, il peso specifico urinario è spesso basso. Per questo motivo molti pazienti affetti da malattia di Addison vengono considerati pazienti affetti da insufficienza renale cromica.

È pertanto assolutamente consigliabile escludere l’ipoadrenorticismo in ogni paziente:
v     iperazotemico / ipercreatininemico,
v     con basso peso specifico urinario,
v     con segni clinici aspecifici,
v   specie nel caso in cui siano presenti segni clinici gastroenterici    (vomito, diarrea, melena).

Al fine di evitare l’utilizzo di tetracosactide esacetato (Synachten 0,25 MG/1 ML SOLUZIONE INIETTABILE), per fare diagnosi di malattia di Addison (ipoadrenocorticismo) è stato pubblicato un lavoro alcuni anni fa [JAVMA 2007, 231 (3): 413-416] in cui veniva dimostrato su 123 cani (110 cani NON affetti da ipoadrenocorticismo e 13 cani affetti da ipoadrenocorticismo) come valori di cortisolemia basale superiori a  55,2 nmol/L (2 mcg/dL), potessero escludere con certezza tale patologia. 
Purtroppo in caso di valori inferiori a questo cut-off non sono invece diagnostici e devono essere associati ad un test di stimolazione con ACTH.
Un lavoro più recente [JVIM 2014, 28: 1541-1545] analizza retrospettivamente le analisi ottenute su 450 cani NON affetti da ipoadrenocorticismo e 14 cani affetti da ipoadrenocorticismo spontaneo, tutti con sintomi potenzialmente riconducibili ad ipoadrenocorticismo. 

I risultati sostanzialmente confermano quanto precedentemente pubblicato, rinforzando l’ipotesi grazie all’elevato numero di cani NON affetti da ipoadrenocorticismo. 

In particolare se si utilizza come riferimento il cut-off di 55,2 nmol/L (2 mcg/dL), sensibilità e specificità del cortisolo basale per la diagnosi di ipoadrenocorticismo risultano pari al 100% e 63,3% rispettivamente, ossia: tutti i cani con ipoadrenocorticismo - confermato con test di stimolazione con ACTH - avevano valori di cortisolo basale inferiore 55,2 nmol/L (2 mcg/dL), ossia valori superiori escludono con ottima approssimazione (100%) l'ipoadrenocorticismo.

Purtroppo però, non tutti i cani con valori inferiori a 55,2 nmol/L (2 mcg/dL) sono affetti, da ipoadrenocorticismo (solo il 63,3%), ossia esistono patologie diverse dall’ ipoadrenocorticismo che possono causare valori di cortisolemia basale inferiori, da cui la minore specificità. 

Quest’ultima osservazione pertanto ribadisce il concetto che valori di cortisolemia inferiori a questo cut-off non sono invece diagnostici di ipoadrenocorticismo, e devono essere associati ad un test di stimolazione con ACTH, in caso di sospetto.

Test di stimolazione con ACTH  (ACTH stimulation test)

  • Occorre effettuare un prelievo per misurare il cortisolo basale e successi-vamente inoculare ACTH sintetico (Synachten) 0,25 mg/cane, IM o EV (in caso di disidratazione). Si effettua successivamente dopo 60 minuti, un secondo prelievo per misurare la cortisolemia.
  • Valori di cortisolo molto bassi post stimolazione (< 55 nmol/L) sono indicativi di ipoadrenocorticismo.
  • Anche pazienti con ipoadrenocorticismo iatrogeno, conseguente alla improvvisa interruzione di somministrazione di steroidi esogeni, avranno valori di cortisolo molto bassi post stimolazione (< 55 nmol/L).
  • Valori di cortisolo post stimolazione superiori a 55 nmol/L escludono con elevata probabilità ipoadrenocorticismo.
  • La somministrazione di steroidi esogeni (prednisone – metilprednisolone) può alterare significativamente i risultati causano risultati di cortisolo elevati e dovrebbero essere interrotti molti giorni prima di eseguire il test
  • Desametazone, al contrario, non interferisce con i risultati del test.
  • Questo test viene impiegato anche per diagnosticare i rari casi di ipoadrenocorticismo atipico, in cui si verifica esclusiva carenza di gluococorticoidi ed in cui non si identificano le classiche alterazioni elettrolitiche.

Prossimamente parleremo di alcune novità che proporremo a proposito del monitoraggio in corso di terapia con trilostano nell'iperadrenocorticismo onde evitare l'Addison iatrogeno.

Buon lavoro.

Emanuele Minetti DVM SSPV
CEO - Direttore sanitario
Presidente CdA 

BiEsseA srl Laboratorio Analisi Veterinarie
Via Amedeo d'Aosta n. 7 - 20129 MILANO
0229404636 R.A.
JVIM 2014, 28: 1541-1545 Basal serum cortisol concentration as a screening test for hypoadrenorticism in dogs
JAVMA 2007, 231 (3): 413-416 Use of basal serum or plasma cortisol concentrations to rule out a diagnosis of hypoadrenorticism in dogs: 123 cases (2000-2005)

Tips & Cheap - N. 40/2017: Leishmania, caso clinico

Buongiorno Colleghi,
le immagini che oggi vi proponiamo sono relative ad un FNA di milza in un cane meticcio F di 5 anni.
All’esame ecografico si osservava un parenchima disomogeneo e lesioni nodulari ipoecogene multifocali.
Presso il nostro laboratorio venivano inoltre eseguite un elettroforesi sieroproteica in cui si evidenziava una lieve ipoalbuminemia ed una gammopatia policlonale ed un test di immunofluorescenza indiretta (IFAT) per la ricerca di anticorpi anti Leishmania con esito positivo 1:1280.
Citologicamente il campione può essere così descritto:

Campione ematico e di buona cellularità. 
Popolazione mista con prevalenza di piccoli e medi linfociti, numerose cellule immature della serie mieloide ed eritroide e plasmacellule. 
Non rari macrofagi contenenti amastigoti di Leishmania Infantum ed occasionali frammenti di stroma reticolare splenico.

Il quadro citologico è positivo per infestazione da Leishmania Infantum ed è compatibile con un’iperplasia reattiva splenica associata ad ematopoiesi extramidollare.




























Buona letttura e buon lavoro

Emanuele Minetti DVM SSPV
CEO - Direttore sanitario
Presidente CdA 

Dr Gabriele Ghisleni - DVM ECVCP
Responsabile servizio citologia

D.ssa Marta Attini - DVM
Servizio citologia


BiEsseA  Laboratorio Analisi Veterinarie srl Società unipersonale
Via Amedeo d'Aosta n. 7 - 20129 MILANO
0229404636 RA



Tips & Cheap - N. 39/2017: Capitolo 3°:Alimentazione: scienza e moda; come si configura il mercato oggi

I Righeira nel lontano 1985 (bei tempi…) cantavano “…l’estate sta finendo…”.

Seguendo il ciclico ripetersi delle stagioni, dopo ben 32 anni, anche noi oggi possiamo dire che l’estate sta finendo, anzi è già un ricordo…  
E con il suo sfumare si ritorna alle normali abitudini, nonché ad un’alimentazione più regolare, e meno contaminata dai peccati di gola perpetrati nei mesi scorsi (teniamo duro, fra pochi mesi arriva Natale…): si rientra nei ranghi. 

E questo vale anche per i nostri compagni a quattro zampe.  
Parlando di alimentazione fisiologica di mantenimento, vale a dire quotidiana, e non terapeutica, ai nostri occhi ed al palato dei nostri pet si presenta uno “scenario alimentare” piuttosto vario; un mercato ricco di proposte, in cui spesso scienza e moda convivono in maniera conflittuale: schematizzare e semplificare tale scenario non è cosa semplice.  Potremmo identificare alcune principali tipologie di approccio alimentare, per taluni delle differenti filosofie nutrizionali, al fine di rispondere ai fabbisogni dei nostri animali.

- La dieta tradizionale, sia essa casalinga od industriale, si basa sostanzialmente sul principio che è fondamentale l’equilibrio e la completezza di ciascun pasto; e che questo deve contenere allo stesso tempo tutte le sostanze nutritive in corretto rapporto tra loro.  Gli ingredienti base sono rappresentati da carne, cereali e verdure.  Ed i principi nutritivi chiave sono le proteine (sia di origine animale sia vegetale), i grassi ed i carboidrati.  Nella dieta industriale si identificano alimenti secchi (le crocchette, con umidità che per legge deve essere inferiore al 14%), alimenti umidi (in lattina, con umidità superiore al 60%) ed alimenti semi-umidi (ad umidità intermedia).

- La dieta Barf (Barf è un acronimo che sta a significare “Biologically Appropriate Raw Foods”, cibo crudo biologicamente appropriato) si basa sul principio che non è necessario l’equilibrio di tutte le sostanze nutritive ad ogni pasto: questo si può ottenere nell’arco di diverse assunzioni di cibo, come in natura. Il cane deve mangiare in modo vario. E’ un approccio nutrizionale sostanzialmente riconducibile a quello ancestrale del Lupo Grigio.  Gli ingredienti principali sono rappresentati da carne, ossa, interiora, per il 75-90% (rappresentano la preda).  I principi nutritivi chiave sono fondamentalmente le proteine di origine animale.

- La dieta vegana si basa sul principio che per coprire i fabbisogni dell’animale non è necessaria la carne, così come qualsiasi ingrediente di origine animale, ma bensì solo componenti di origine vegetale.  La soluzione vegana è chiaramente in netta antitesi con quella barfiana.

- La dieta vegetariana, pur escludendo come ingrediente la carne, ammette l’utilizzo di alcune componenti di origine animale,  come ad esempio le uova ed il formaggio; adotta un approccio un po’ più elastico di quello vegano, con l’utilizzo di alcune proteine di origine animale.

In tale schematizzazione non compaiono alcune definizioni come, per citarne solo alcune particolarmente ricorrenti, “gluten free”, “no OGM”, “cruelty free”, “grain free”, e via dicendo; terminologie che possono comunque rientrare nel suddetto schema spesso utilizzate nella comunicazione relativa ai pet food.
Però non sempre con valenza o modalità propriamente scientifiche, ma anche finalizzate ad ottenere un marketing con uno “share” elevato di ascolto (come si direbbe nel linguaggio radiotelevisivo e mediatico) tra i cosiddetti “pet owners” o proprietari di piccoli animali, a favore di determinati marchi o “brands”.
 
E qui mi fermo: non solo perché occorrerebbe più tempo e spazio per un approfondimento, ma soprattutto per non addentrarmi in valutazioni personali.  Queste righe, infatti, non hanno la finalità di indirizzare verso una soluzione piuttosto che un’altra, ma l’obiettivo di provare a fornire un quadro dell’offerta di mercato, contemporaneamente sintetico ed esaustivo, nel tempo e spazio consentiti.

Ogni medico veterinario o proprietario di cane o gatto (il secondo possibilmente facendo sempre riferimento al primo) è naturalmente libero di scegliere la soluzione nutrizionale che ritiene migliore per l’animale;. 
Sempre però in base a criteri scientifici e di qualità e non “di tendenza”, nonché (e su questo punto non sono possibilista, ma piuttosto talebano) sempre perseguendo lo scopo di offrirgli il meglio, a sostegno della sua salute e del suo benessere.
Alla prossima puntata!

Dr Mauro Ricci DVM Nutrizione animale.
consult@biessea.com

BiEsseA srl Laboratorio Analisi Veterinarie
Via Amedeo d'Aosta n. 7 - 20129 MILANO
0229404636 R.A.



Poster Lesihmania/Neoplasia congresso ESVCP di Londra (7-9 settembre 2017)

Cari Colleghi,
oggi viene qui descritto un caso molto interessante presentato al recente congresso ESVCP di Londra che si è tenuto dal 7 al 9 settembre 2017.

Si tratta del primo caso riportato in letteratura di un cane, Setter Inglese, F di 5 anni affetto da Leishmaniosi e simultaneamente da un istiocitoma cutaneo a carico delle cellule di Langerhans.




















































Spero sia un utile aggiornamento.

Ringraziamenti particolari a Gabriele Ghisleni e Marta Attini che si occupano della sezione di citologia del nostro laboraorio.


Buona lettura e buon lavoro.
Emanuele Minetti DVM SSPV
Direttore sanitario - Presidente C.d.A 

BiEsseA s.r.l. Laboratorio Analisi Veterinarie Soc. Unip.
Via A. d'Aosta n° 7 - 20129 MILANO MI
Tel  +39.02.29404636  Fax +39.02.29404644
www.biessea.com

Poster Linfoma congresso ESVCP di Londra 7-9 settembre 2017

Cari colleghi,
vi inviamo in anteprima il lavoro originale che abbiamo presentato all'annuale congresso ESVCP di Londra che si è tenuto dal 7 al 9 settembre 2017.





Poichè riguarda il linfoma spero sia un utile aggiornamento.

Ringraziamenti particolari a Daniela Olivero, responsabile settore istologia del laboratorio, e Gabriele Ghisleni e Marta Attini che si occupano della sezione di citologia.

Buona lettura e buon lavoro.

Emanuele Minetti DVM SSPV
Direttore sanitario - Presidente C.d.A 
BiEsseA s.r.l. Laboratorio Analisi Veterinarie Soc. Unip.
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Tel  +39.02.29404636  Fax +39.02.29404644
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Tips & Cheap - N. 36/2017: La biopsia cutanea: quando, come, perché eseguirle - Dr. Chiara Noli Dipl. ECVD

Cari Colleghi,
da circa 20 anni una delle eccellenze del nostro laboratorio è la D.ssa Chiara Noli, il primo Diplomato in Italia all'European College of Veterinary Dermatology (ECVD), da oltre vent'anni medico veterinario responsabile della lettura della Dermatopatologia e della istologia delle neoplasie cutanee  (www.dermatologiaveterinaria.it).

Punto di riferimento della dermatologia veterinaria italiana ed internazionale è disponibile per aiutarvi nella gestione degli esami dermatopatologici inviati al nostro laboratorio. ( scheda C.V. )

Oggi Vi riproponiamo quanto da lei scritto alcuni anni fa su questo blog su materiali e metodi atti a poter ottenre il massimo dalle biopsie invaite all'esame dermatopatologico.

 La biopsia cutanea: quando, come, perché eseguirla

Per evitare di ricevere laconici reperti di "dermatite cronica" è importante sapere selezionare gli animali da cui prelevare una biopsia, identificare le lesioni più adatte da inviare al laboratorio e compiere un prelievo a regola d'arte

  • Indicazioni

La biopsia cutanea è indicata nelle seguenti situazioni:
- se le lesioni hanno un aspetto inconsueto
- se la malattia non migliora nonostante le terapie che parevano più adatte
- se si sospetta una malattia che necessita di terapia per lunghi periodi e che non sia diagnosticabile in altro modo (ad esempio per sospetto di malattia autoimmune)
- se si sospetta una malattia che necessita di terapia che può essere pericolosa o controindicata per l'animale e che non sia diagnosticabile in altro modo (ad esempio malattia autoimmune)
- se si sospetta un tumore e se ne vuole identificare la natura prima dell'intevento di escissione (ad esempio mastocitoma) o dove sia impossibile eseguire un'escissione chirurgica (ad esempio linfoma epiteliotropo) e l'esame citologico non sia diagnostico
- in caso di alopecia non infiammatoria ove si siano escluse tutte le cause ormonali
- in caso di prurito ove si siano escluse tutte le cause parassitarie, allergiche e infettive
- in caso di sospetto di malattie congenite (ad esempio nevi)
- in caso di difetti di cheratinizzazione (ad esempio adenite sebacea)
- in generale in ogni caso di dubbio diagnostico


  • Preparazione dell'animale

Se le condizioni dell'animale lo permettono, è preferibile eseguire le biopsie dopo la somministrazione di una o due settimane di antibiotico, in modo da eliminare infezioni batteriche complicanti che potrebbero disturbare la lettura istologica. A questo scopo si preferisce somministrare cefadroxil 20-30 mg/kg SID, cefalessina 20-30 mg/kg BID o amoxicillina e acido clavulanico 20-25 mg/kg BID. La terapia antibiotica deve venire protratta sino a una settimana dopo il prelievo della biopsia, in modo da evitare che si infettino le ferite e che si formino cicatrici troppo evidenti. Nel caso che l'animale sia stato sottoposto a terapia cortisonica, sempre che le condizioni del paziente permettano di posticipare il prelievo della biopsia, è meglio aspettare 15-20 giorni dalla sospensione della terapia steroidea.



  • Preparazione del campo
Per il prelievo di biopsie cutanee è importante non eseguire una tricotomia radicale e una disinfezione chirurgica, per evitare di rimuovere gli strati più superficiali dell'epidermide che sono spesso importanti per la diagnosi (croste, pustole, squame). E' importante tagliare il pelo con una forbice da pelo, ad una lunghezza di 0,5 cm, facendo attenzione di lasciare le lesioni intatte. La presenza di peli troppo lunghi dà fastidio al momento dell'esecuzione del prelievo e della lavorazione della biopsia, mentre se il pelo viene tagliato troppo corto (meno di 5mm) risulta poi difficoltoso per il laboratorio orientare la biopsia per la lavorazione istologica. E' sufficiente poi spruzzare un poco di disinfettante incolore sulle lesioni da prelevare e lasciarlo evaporare senza tamponare la superficie cutanea. Se si esegue il prelievo in anestesia locale si marcano le lesioni che si desiderano prelevare con un cerchio di pennarello indelebile.


  • Anestesia

Si preferisce in genere l'anestesia locale, dato che il prelievo si esegue velocemente, è di piccole dimensioni e necessita solo uno o due punti di sutura. Nel sottocute sotto la lesione da prelevare (marcata preventivamente con un cerchio di pennarello indelebile) si iniettano da 0,5 a 1 ml di lidocaina 2% (lidocaina all'1% per i gatti, massimo 2 ml/gatto) o anestetico locale analogo, distribuendolo in diverse direzioni. Prima di eseguire il prelievo è consigliabile aspettare qualche minuto, in cui si possono preparare gli strumenti necessari per il prelievo.

E' però indispensabile l'anestesia generale nei seguenti casi:
- gatti, a meno che non siano molto tranquilli e che il prelievo venga eseguito dal tronco. Nei gatti è possibile iniettare un massimo di 2 ml di lidocaina diluita all'1% con soluzione fisiologica per gatto, il che limita alla possibilità di prendere 1-4 campioni solamente.
- prelievi da zampe al di sotto dell'articolazione del gomito e del ginocchio
- prelievi da cuscinetti plantari e letti ungueali
- prelievi dalla testa in genere (tartufo, labbra, palpebre, padiglioni)
- prelievi dai genitali, scroto, ano
- animali irrequieti o aggressivi
- lesioni nel sottocute, ove sia impossibile eseguire un'anestesia locale


Selezione delle lesioni

La scelta delle lesioni da prelevare è determinante per l’ottenimento di una diagnosi precisa. Vanno prelevati preferibilmente più campioni (almeno 3) da lesioni primarie o di recente apparizione, quali macule, papule, pustole, vescicole, bolle, noduli e tumori. Non vanno prelevati campioni da aree che presentano lesioni secondarie, quali segni di autotraumatismo, trattamenti locali (creme), infezione e necrosi. In caso di lesioni multiple (o a differenti stadi di sviluppo) è bene prelevare più biopsie rappresentative di tutti i tipi di lesioni visibili sull’animale. E’ inoltre consigliabile inviare anche un campione prelevato da una zona apparentemente normale adiacente la zona lesionata.
Nelle lesioni nodulari e profonde, la biopsia va prelevata in profondità (meglio tramite escissione), al fine di ottenere un campione rappresentativo del sottocute.


Prelievo con punch

Quando possibile si consiglia di utilizzare punch di grandi dimensioni (6 o 8 mm), per facilitare il lavoro del tecnico di laboratorio e per avere maggiori probabilità che la biopsia sia diagnostica. Si possono utilizzare punch da 8 mm sul tronco e sulle cosce, mentre i punch da 6 mm vanno riservati per i cuscinetti plantari e per il tartufo dei cani di media e grossa taglia. Il punch da 4 mm va riservato per lesioni localizzate in aree particolari, quali il tartufo e i cuscinetti plantari di gatti e cani di piccola taglia e i padiglioni auricolari (specialmente la faccia interna, dove il derma non è mobile sulla cartilagine).
Si consiglia, se possibile, di prelevare più campioni (minimo 3), soprattutto se le lesioni hanno aspetti differenti, ad esempio una papula, una pustola, un collarette e una macula. E' inoltre preferibile riporre campioni di lesioni differenti in contenitori diversi e numerati e descrivere separatamente l'aspetto delle lesioni e la loro localizzazione(facendo riferimento al numero del contenitore) sul modulo dell'anamnesi.
Il punch va posizionato perpendicolarmente alla superficie cutanea, che va tesa tra pollice ed indice sotto allo strumento. La lesione da prelevare va posta esattamente al centro del punch, poiché in laboratorio la biopsia viene sempre tagliata a metà, lungo il diametro del tassello cutaneo. Si esercita sul punch una pressione continua ruotando la strumento in un senso solo, sino a che non abbia perforato completamente il derma e abbia raggiunto il sottocute. A questo punto si ritrae il punch e si solleva il tassello afferrando il sottocute e il derma profondo con la pinzetta e lo si asporta tagliando il peduncolo di tessuto adiposo. E' importante non afferrare l'epidermide e il derma superficiale con la pinzetta per evitare artefatti che potrebbero inficiare la lettura della sezione.
Le biopsie prelevate in zone cutanee dove il sottocute sia assente o sottile (padiglione auricolare) vanno delicatamente scollate dai tessuti sottostanti cercando di preservare il più possibile la struttura dell'epidermide.
Alcune zone cutanee richiedono una maggiore attenzione a causa del rischio di ledere i tessuti sottostanti. Queste sono le falangi (presenza dei tendini estensori e flessori), le labbra (presenza di arterie che corrono lungo tutto il perimetro della bocca), il padiglione (presenza della cartilagine sottostante), il tartufo (presenza della cartilagine sottostante), e ove si osservi la presenza di vasi evidenti (vene mammarie sull'addome, cefalica sul braccio, etc) che vanno evitate. In queste aree si consiglia di procedere con attenzione e eseguire lentamente prelievi meno profondi, sollevando ove possibile una plica cutanea fra due dita per allontanare il derma dalle strutture sottostanti.
Le biopsie così ottenute vanno delicatamente asciugate su un garza per eliminare l'eccesso di sangue, che disturba la lettura istologica, e immediatamente poste in formalina tamponata al 10%.
Il foro della biopsia si sutura con uno o due punti a seconda delle dimensioni e della localizzazione. Fanno eccezione le biopsie del padiglione auricolare (specialmente quelle della faccia interna), ove, a causa della ridotta mobilità del derma sulla cartilagine sottostante, è impossibile avvicinare i lembi della ferita senza distorcere il padiglione. In questi casi è sufficiente applicare un tampone di garza sulla ferita e fasciare strettamete l'orecchio sino ad ottenere un'emostasi spontanea. Il foro bioptico viene lasciato cicatrizzare per seconda intenzione (in genere si eseguono fori da 4 mm).

Prelievo per escissione

Il prelievo per escissione con bisturi è indicato per i seguenti casi:
- lesioni pustolose o vescicolose molto fragili o molto estese (più grandi del diametro del punch), che si romperebbero durante il prelievo con punch.
- lesioni piatte molto estese, quali erosioni o ulcerazioni. Poiché spesso per la diagnosi è importante valutare i margini della lesione, prelievi con il punch, di forma tonda, risulterebbero difficile da posizionare in modo da includere con certezza i margini della lesione nella sezione. Dalle biopsie escissionali prelevate con il lato lungo perpendicolare al margine della lesione, poichè per convenzione vengono tagliate lungo l'asse longitudinale, si ottengono per forza sezioni contenenti le aree di transizione interessanti per la diagnosi.
- lesioni nodulari che possono così venire escisse facilmente in toto.
Il prelievo per escissione a losanga si esegue con un bisturi in modo da includere la lesione o il margine di una lesione estesa al centro della biopsia.

Fissazione

Sia per le biopsie prelevate per escissione che per quelle con il punch è importante asciugare il sangue sulla superficie tramite carta assorbente e fare aderire il sottocute della biopsia su un pezzettino di legno (cucchiaio abbassa lingua) o su un cartoncino, e inserire tutto in formalina. Questa operazione eviterà che la biopsia si arricci e facilita molto il lavoro del patologo tagliatore. Le lesioni più piccole devono essere prelevate in toto (con punch o per escissione), di quelle più grandi è bene prelevare un campione dei margini, a cavallo fra il tessuto sano e quello malato (per escissione).
Poiché con la fissazione in formalina i colori scompaiono e la consistenza diventa omogeneo e solida, lesioni che a fresco appaiono molto evidenti (eritema, noduli palpabili, etc) possono non esserlo quando il tessuto è fissato. In questo caso allora si consiglia di marcare la lesione specifica con dei punti di sutura e allegare una dettagliata descrizione macroscopica. Per lo stesso motivo è importante eseguire il prelievo in modo che la lesione si trovi perfettamente nel centro, poiché per convenzioni tutte le biopsie vengono infatti tagliate perfettamente a metà
Campione e base vanno poi entrambi messi immediatamente in formalina, facendo attenzione che il campione si immerga bene e non galleggi sulla superficie. Per le lesioni nodulari di dimensioni superiori a 2 cm di diametro è importante eseguire dei tagli a tutto spessore a 1-2 cm di distanza l'uno dall'altro, lasciando le fette unite alla base, come per un filone di pane, in modo da orientare il patologo sulla forma e sulla dimensione del pezzo. Per i pezzi istologici di dimensioni superiori alla normale biopsia cutanea è importante rispettare il rapporto in volume di 1:10 fra il tessuto da fissare e la formalina. Si consiglia inoltre di inviare i pezzi in contenitori con l'apertura più larga del pezzo stesso, poiché la formalina indurisce i tessuti, rendendone poi impossibile l'estrazione da contenitori dalla bocca più stretta del loro diametro.
La formalina rimuove l’acqua legata ai tessuti e ne causa l’indurimento. In questo modo i tessuti diventano resistenti all’azione degli enzimi idrolitici. La formalina non è perfettamente stabile, e a contatto con l'ossigeno si trasforma in acido formico. Quest'ultimo non fissa bene i tessuti e ne causa artefatti che disturbano l'esame istologico. Per questo motivo si consiglia di usare formalina tamponata a pH 7 e di gettare quella più vecchia di un anno. A causa della forte tossicità della formalina si consiglia di non toccarla mai con le mani nude e di gettarla con i rifiuti speciali.Appena privati del loro apporto ematico, i tessuti iniziano un processo di autolisi, che causa la distruzione delle cellule. Anche la proliferazione di batteri saprofiti causa la degenerazione dei tessuti. E' importante quindi porre ogni campione in formalina immediatamente dopo il prelievo e non aspettare di avere prelevato tutti i campioni prima di fissarli. Una piccola biopsia cutanea può essiccarisi sino a mostrare artefatti visibili microscopicamente, se lasciata anche solo 5 minuti sotto il calore id una lampada scialitica. Il periodo minimo di fissaggio in formalina è di 24 ore.


Invio al laboratorio

Prima di essere inviati al laboratorio i campioni non vanno tenuti in frigorifero, poiché se congelassero accidentalmente si otterrebbero degli artefatti nelle sezioni. Per questa ragione, se inviati con corriere in inverno in zone a clima particolarmente rigido (se si rischia che la temperatura scenda al di sotto dello zero) è consigliabile aggiungere un 10% di alcool alla formalina, per evitarne il congelamento.
I campioni vanno sempre accompagnati da una scheda anamnestica completa. E' molto importante ricordare che più sono dettagliate le informazioni che si danno al patologo, più probabile è che si riceva una diagnosi precisa o delle indicazioni utili. E’ preferibile porre campioni di lesioni differenti o provenienti da siti differenti in contenitori differenti e numerati, e specificare sul modulo di richiesta la provenienza o il tipo di lesione per ogni campione.
Una compilazione accurata del modulo di richiesta in ogni sua parte aiuta molto il dermatopatologo nella formulazione della diagnsi più esatta. In particolare è importante fornire dati sulla specie, razza, età e sesso dell'animale, sulla distribuzione delle lesioni e sul sito di prelievo delle biopsie. La descrizione macroscopica delle lesioni è fondamentale, come anche informazioni sulla durata della malattia e sulla presenza eventuale di manifestazioni sistemiche, compreso il prurito.
Infine è anche importante fornire informazioni sulle terapie già somministrate, sul tipo di farmaco, la durata del trattamento, il suo effetto e la data dell'ultima somministrazione. Una lista delle possibili diagnosi differenziali può completare i dati anamnestici.

Cosa succede in laboratorio?

La biopsia viene tolta dalla formalina e viene sezionata in due metà, lungo il senso longitudinale di crescita dei peli. Per questo motivo è importante lasciare un po’ di peli per guidare il tagliatore. Poi i campioni vengono processati con alcol e xilolo e posti in un blocco di formalina. I blocco viene poi passato al microtomo che ne taglia fette spesse da 4 a 6 um. Queste sezioni vengono poi raccolte su un vetrino portaoggetti e colorate secondo le necessità. I campioni colorati vengono poi montati con un vetrino coprioggetti e una goccia di colla. Così sono pronti per essere letti dal dermatopatologo. E’ importante scegliere un laboratorio veterinario con un patologo con interesse speciale per la dermatopatologia. E’ assolutamente sconsigliato rivolgersi ad un patologo o dermatopatologo di medicina umana. Infine può essere utile ricordare che i tempi tecnici di lavorazione di un pezzo sono di minimo due giorni, esclusa la lettura del patologo, ma possono anche allungarsi a una o più settimane se sono necessari la decalcificaizione, le colorazioni speciali o l’immunoistochimica.



Cosa aspettarsi da un referto bioptico?

A volte, nonostante sia stato effettuato un prelievo a regola d'arte, il referto bioptico non offre una diagnosi definitiva, ma dà solo alcuni suggerimenti generali. Questo accade poiché alcuni aspetti istopatologici sono comuni a più dermatosi (ad es. le endocrinopatie o le allergie) e poiché i veterinari clinici prelevano biopsie soprattutto da casi inusuali, da patologie di cui si conosce ancora poco della patogenesi o dell'eziologia. Una risposta negativa (“non é ...“) ha anch'essa il suo valore e va presa attentamente in esame. Infine bisogna sempre ricordare che la biopsia rivela la situazione della cute al momento del prelievo, e che ogni patologia cutanea al contrario ha uno sviluppo che può variare nel tempo. Formulare una diagnosi con un’immagine statica di un processo dinamico può essere a volte molto difficile. Sarà compito del clinico valutare il referto istopatologico alla luce delle manifestazioni cliniche dell'animale e scegliere la terapia più appropriata.


Grazie dell'attenzione e buon lavoro.

Dr. Chiara Noli DVM - Dipl. ECVD
Responsabile Istologia cutanea
consult@biessea.com 


Emanuele Minetti DVM SSPV
CEO - Direttore sanitario
Presidente CdA
minetti@biessea.com

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Bibliografia
1 Angarano DW. Biopsies of the skin and mucous membranes. Seminars Vet Med and Surg (Small Anim) 8(4):235-8, 1993
2 Dunstan RW. A user's guide to veterinary surgical pathology laboratories or, why do I still get a diagnosis of chronic dermatitis even when I take a perfect biopsy? Vet Clin North Am Small Anim Pract 20:1397, 1990
3 Longeart L, George C, Le Net JL. L'examen histopatologique: la biopsie cutanée. Le Point Vétérinaire 26(162):71-2, 1995
4 Mechelli L, Floridi C, Fondati A. La biopsia cutanea nella diagnosi dermatologica veterinaria. Veterinaria 5(1):93-6, 1991
5 Yager JA, Wilcock BP. Skin biopsy: revelations and limitations. Can Vet J 29:969


Tips & Cheap - N. 35/2017: Capitolo 2°: Alimentazione nel periodo estivo - Mauro Ricci DVM

Capitolo 2°: Alimentazione nel periodo estivo 
In questi giorni leggendo i gradi indicati sul termometro di casa (per chi ne possiede uno), o di quello sul cruscotto dell’automobile: riportiamo un’impressione decisamente negativa, che va ad aggiungersi all’oggettiva sensazione di caldo e di afa che già ci affligge: “mamma mia, ma che caldo fa ?!”.  
A motivo della calura, spesso accade che la nostra fame tende a diminuire, mentre la sete tende ad aumentare; non è solamente un luogo comune, ma un dato di fatto, in quanto la temperatura ambientale può entro certi limiti influire sul nostro nostro comportamento alimentare. 

E cosa accade nei nostri cani e gatti?  Sono immuni da una correlazione di questo tipo?  
Nel periodo caldo, osservare talvolta la comparsa di una certa svogliatezza nell’assunzione del cibo, quasi un “calo di appetito”, non è cosa poi tanto rara, e non necessariamente deve indurci a pensare ad un disturbo, o addirittura ad una patologia.  
In natura esiste una semplice equazione in base alla quale per l’animale nutrirsi significa introdurre calorie/energia nel proprio organismo.  E la quantità di energia non è un valore costante, ma correlato ad una serie di variabili, riconducibili ad apposite tabelle di calcolo.  

E tra queste variabili vanno considerati anche il fattore ambientale (ad es. il clima caldo o freddo) ed il tipo di attività fisica del soggetto (soprattutto per quanto concerne il cane).  Aumentando la temperatura tende a diminuire l’attività fisica, e quindi il fabbisogno di energia del soggetto.  Ed in pratica, questo potrebbe portare l’animale a mangiare di meno: ma non perché “non sta bene” (o non necessariamente), o perché la sua razione ha perso in termini di appetibilità, risultando penalizzata al palato.

E l’aumento del fabbisogno idrico dell’organismo, e quindi della sete durante i periodi caldi? Il fabbisogno quotidiano di acqua nel cane è maggiore rispetto a quello di cibo, e col caldo aumenta, determinando un incremento della quantità di acqua ingerita nell’arco della giornata. 

Per il gatto invece le cose sono un pochino differenti: tendenzialmente beve poco, tradendo le proprie origini desertiche, e pertanto occorre cercare di “stimolarlo” in tal senso. 
Come? Per esempio, con un’alimentazione giornaliera “mista”, costituita da crocchette più cibo in lattina: il secondo contiene mediamente intorno al 70% di umidità, ed anche di più; oppure utilizzando le apposite fontanelle dispensatrici di acqua in commercio, od ancora lasciando al nostro felino la libertà di accedere al rubinetto di un lavandino, approvvigionandosi.  

Spesso il proprietario domanda: “…ma quanto deve bere al giorno il mio cane o gatto?” Probabilmente pensando alle linee guida e tabelle dei dosaggi giornalieri che esistono per il cibo.  
Per rispondere a tale quesito, si potrebbe fare riferimento all’indicazione per cui il fabbisogno idrico stimato è di 50-60 ml ogni kg di peso corporeo al giorno; quantitativo che non è fisso, ma influenzato per esempio da: temperatura ambientale, livello di esercizio o attività fisica, tipo di alimento somministrato (secco o umido), e stato fisiologico del soggetto.  

L’acqua, pur non apportando calorie in una razione, e non essendo in tal senso un vero e proprio elemento nutritivo (inteso come fornitore di energia), come sono soprattutto i grassi ed anche le proteine, è comunque il nutriente più importante per la vita animale (l’organismo di un cane adulto ne contiene circa il 70%); ed è essenziale per i processi cellulari e metabolici dell’organismo, nel quale aiuta anche a regolare la temperatura corporea.  

Alla prossima puntata!

Dr Mauro Ricci DVM Nutrizione animale.
consult@biessea.com

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Tips & Cheap - N. 34/2017: SERVIZIO CITOLOGIA + ISTOLOGIA AL COSTO DELLA SOLA ISTOLOGIA


Cari Colleghi,
da oggi vi proponiamo la possibilità di inviare - nei casi ove fosse possibile tecnicamente - allegato all'esame istologico di masse sospette neoplastiche vetrini citologici delle stesse lesioni.
Il prelievo di campioni citologici contestuale al prelievo di campioni bioptici, può risultare utile alla diagnosi istologica ed anticipare di qualche giorno quella che sarà la diagnosi definitiva.
Al fine di dare informazioni il più corrette possibili vi preghiamo di leggere attentamente quanto di seguito riportato.

Per biopsia s’intende il prelievo da un paziente, a fini diagnostici, di cellule (biopsia citologica) o frammenti di tessuto (biopsia istologica) per l’esame microscopico. 
L’esame citologico consente un’ottima valutazione della morfologia cellulare. 
La biopsia istologica ha un valore diagnostico maggiorein quanto permette la valutazione di un numero superiore di cellule, ma soprattutto consente di valutare l’architettura del tessuto.

Nei campioni citologici le cellule si vedono come delle uova cucinate “all’occhio di bue”, mentre nei campioni istologici le cellule si vedono come delle uova sode, i dettagli cellulari sono meno distinguibili e le principali informazioni diagnostiche derivano dall’architettura delle lesioni.

La biopsia citologica quindi viene generalmente utilizzata nella diagnosi pre-operatoria o nel follow-up (il campionamento è di facile ripetibilità) di patologie già diagnosticate per valutare l’efficacia della terapia adottata.
La possibilità di effettuare prelievi citologici mediante ago-aspirato sotto guida ecografica o tomografia computerizzata ha aumentato notevolmente la specificità del prelievo e virtualmente ogni lesione o massa palpabile o visualizzabile strumentalmente può essere campionata.

Vi sono da fare delle considerazioni sulla scelta del tipo di biopsia citologica o istologica. Lesioni molto piccole o non ben individuabili forniscono, nella maggior parte dei casi campioni citologici insoddisfacenti dal punto di vista diagnostico (campioni acellulari o scarsamente cellulari). Anche in presenza di lesioni focali l’esame citologico si può dimostrare poco specifico. Al contrario lesioni diffuse, (es. lipidosi epatica o linfoma renale), forniscono generalmente campioni citologici diagnostici.

Il principio su cui si basa la scelta del tipo di biopsia è semplice: la citologia deve essere scelta in presenza di lesioni in cui l’architettura dei tessuti non è importante ai fini diagnostici
Ad esempio in caso di colangioepatite è importante, per la diagnosi, sapere la localizzazione delle cellule infiammatorie, informazione che la citologia non può fornire. 
Allo stesso modo in presenza di una dermatite, non solo è importante individuare le cellule infiammatorie presenti ma si deve sapere la loro relazione con i follicoli piliferi, annessi ghiandolari ed epidermide.

In alcune circostanze è l’esame citologico a permettere una diagnosi rispetto all’istologia. 
Ad esempio in presenza di un mastocitoma scarsamente differenziato, l’esame citologico permette di rilevare la presenza anche di pochi granuli citoplasmatici metacromatici, nel contesto di una popolazione cellulare di cellule rotonde. Questi granuli sono difficilmente visibili istologicamente. 
Un altro esempio è dato dai voluminosi granuli citoplasmatici rosso porpora tipici delle cellule del linfoma a cellule contenenti grossi granuli (“large granular lymphoma” - LGL), questi sono visibili citologicamente con la colorazione di May Grünwald-Giemsa, mentre non sono visibili nei preparati istologici colorati con ematossilina-eosina. Così pure un melanoma scarsamente melanotico è più facilmente diagnosticato dalla citologia rispetto all’istologia.

In altri casi è la combinazione dei due tipi di prelievi a consentire la diagnosi, ad esempio nel caso della valutazione di campioni del midollo osseo, dove l’istologia fornisce utili informazioni su cellularità e modifiche nell’architettura, mentre la citologia consente una migliore valutazione della morfologia cellulare.

Si ricorre alla citologia per la diagnosi, prognosi e terapia.
La citologia può, oltre a dare precise indicazioni diagnostiche, escludere determinate patologie e in definitiva restringere il campo delle ipotesi diagnostiche.
  • I principali vantaggi della citologia sono:
- economicità;
- la relativa facilità nell’esecuzione dei prelievi;
- ottima valutazione della morfologia cellulare;
- velocità nella diagnosi, è infatti possibile valutare un campione citologico dopo pochi minuti dal prelievo;
- atraumaticità/minima invasività del prelievo, che consente generalmente il non utilizzo di sedazione e/o anestesia locale o generale;
- ripetibilità, utile nel caso di campioni acellulari o nel follow up.

Il prelievo di campioni citologici contestuale al prelievo di campioni bioptici, può risultare utile alla diagnosi istologica ed anticipare di qualche giorno quella che sarà la diagnosi definitiva.

Per consentire la scelta di questa opzione  (esame citologico contestuale al prelievo bioptico), senza aggravio di costi, è possibile inviare campioni istologici e corrispondenti campioni citologici, al solo costo dell' esame istologico.
La procedura è semplice, si preparano campioni citologici, PRIMA che il campione istologico sia fissato in formalina.
Per l'ottenimento di campioni citologici da masse già asportate o da prese bioptiche si può utilizzare, oltre all'ago-aspirato, la tecnica per impronta.
La tecnica per impronta prevede l'utilizzo di una superficie di taglio fresca, inoltre l'area da imprimere deve essere piccola (meno di 1 cm di lato).
L'utilizzo di un'area di impronta così piccola consente di eseguire numerose impronte su un unico vetrino e riduce la probabilità di artefatti. La superficie di taglio da imprimere deve essere asciutta ed esangue. Ciò si ottiene appoggiando ripetutamente la superficie di taglio su un foglio di carta assorbente pulita.
Quando la superficie utilizzata per l'impronta è adeguatamente asciugata viene appoggiata delicatamente sul vetrino in diversi punti in modo da ottenere molte impronte sul medesimo vetrino.

Le apposizioni che appaiono troppo spesse possono ridotte ad un monostrato mediante l’utilizzo di una tecnica di striscio.
Il vetrino con le impronte può essere poi fissato all'aria ed inviato nei soliti portavetrini.
Entrambi i campioni citologici ed istologici, vanno inviati contestualmente indicandolo chiaramente sulla scheda anamnestica e fornendoci ogni informazione utile per emettere velocemente una diagnosi la più completa e corretta possibile. Bisogna però assicurarsi che istologico e citologico siano messi in due buste differenti assicurandosi che i vetrini del secondo non siano esposti ai vapori di formalina. 

Si procederà, in prima battuta, a lettura e refertazione dei campioni citologici. Quindi l'esito della citologia precede di qualche giorno l'esito istologico. In seguito, l'istopatologo, avrà a disposizione i risultati dell'esame citologico e potrà utilizzarli per le sue valutazioni.

Crediamo che un servizio come questo sia un deciso passo avanti consentendo diagnosi precoci a costo zero in un settore dove la cosidetta "diagnosi estemporanea" non è oggi praticamente possibile in medicina veterinaria, a differenza di quanto avviene negli ospedali umani di riferimento per l'ocologia.

Speriamo che questo nostro sforzo sia apprezzato da tutti voi che ci inviate ogni anno migliaia di campioni istologici e citologici. 
Per chiarezza ovviamente la citologia è gratuita solo ed esclusivamente se è proveniente dalla stessa massa inviata alla analisi istopatologica.

Buon lavoro
Emanuele Minetti DVM SSPV
CEO - Direttore sanitario
Presidente CdA
minetti@biessea.com

D.ssa Daniela Olivero DVM

Responsabile servizio istologia
olivero@biessea.com 

Dr Gabriele Ghisleni - DVM ECVCP
Responsabile servizio citologia

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Tips & Cheap - N. 33/2017: "CITO-ISTOQUIZ" N.153

Cari Colleghi,
oggi vi proponiamo delle immagini molto interessanti relative ad un prelievo effettuato mediante cateterismo traumatico di una neoformazione intraddominale localizzata a livello del trigono vescicale in un cane meticcio femmina di 12 anni.
Anamnesi e storia clinica: ematuria, stranguria e pollachiuria da circa 1 mese.

Come descrivereste il quadro citologico evidenziato? Quali le possibili diagnosi differenziali?




























Come sempre la risposta qui sotto e su Facebook e su Laboratorio BiEsseA fra qualche giorno.
Buon lavoro
Emanuele Minetti DVM SSPV
CEO - Direttore sanitario
Presidente CdA 
minetti@biessea.com

Dr Gabriele Ghisleni - DVM ECVCP
Responsabile servizio citologia

D.ssa Marta Attini - DVM
Servizio citologia


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Tips & Cheap - N. 32/2017: Capitolo 1°: Cosa c’è nella ciotola - Mauro Ricci DVM

Cari Colleghi e Clienti,
iniziamo con oggi una nuova collaborazione scientifica che andrà ad incidere su tutti i settori che sono per noi il quotidiano lavoro: la gastroenterologia, la dermatologia, la nefrologia, la medicina interna in generale, eccetera eccetera.

Sono pertanto molto contento che il Dottor Mauro Ricci abbia accettato la mia proposta di fornire a voi sia informazioni sotto forma di newsletter sia - quando richiesto - via email consult@biessea.com sui casi che sono transitati presso la BiEsseA.

Infatti Mauro Ricci è un Medico veterinario con una approfondita conoscenza della informazione medico scientifica e della nutrizione animale, settori in cui ha operato per trenta anni, ricoprendo diversi ruoli, nelle vendite, nel marketing, come responsabile tecnico, e come responsabile della formazione, sia interna che esterna. 
Oltre che come libero professionista, ha lavorato per Royal Canin Srl, per Merial SpA, e quindi Ralston Purina SpA, divenuta poi Nestlé Purina Petcare SpA.  
Cura periodicamente dei corsi di formazione sulla alimentazione dei Piccoli Animali, nell’ambito dei corsi di laurea di diverse Facoltà di Medicina Veterinaria.  Iscritto alla SCIVAC (Società Culturale Italiana Veterinari per Animali da Compagnia) dall’anno della sua fondazione, è stato anche socio fondatore e presidente della SIANA (Società Italiana di Alimentazione e Nutrizione Animale).  Laureato all’Università degli Studi di Milano, è iscritto all’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Milano dal 1985.  Da sempre appassionato cinofilo, non solo per motivi professionali, ma anche e soprattutto per passione personale.  

Emanuele Minetti DVM SSPV

Direttore sanitario - CEO

BiEsseA srl Laboratorio Analisi Veterinarie
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Capitolo 1°: “Cosa c’è nella ciotola”

“Dottore, ma cosa devo dargli da mangiare ?” 

E’ questa una delle domande chiave che generalmente il Medico Veterinario si sente rivolgere da parte del proprietario di un cucciolo o di un gattino, più o meno agitato, durante la prima visita.  E che caratterizza l’inizio di una storia di affetto e convivenza uomo-cane o uomo-gatto, che ci auguriamo possa essere la più lunga possibile. 

Una domanda che, senza alcuna volontà e presunzione di insegnare ad alcuno, prenderei come spunto per iniziare da oggi a condividere alcuni spunti dedicati alla nutrizione dei nostri pets; un mondo affascinante, nel quale convivono scienza e mode, entrambe in continua evoluzione, anche se spesso su binari paralleli, difficilmente convergenti tra loro: la scienza fondata sulla ricerca e sull’innovazione, la moda sulle tendenze o gli stili del momento.

Indipendentemente da riflessioni di altra natura, credo che un punto fondamentale non andrebbe in ogni caso mai perso di vista, ma anzi rappresentare un “must”: l’obiettivo di una corretta alimentazione, che deve sempre essere quello di perseguire la salute dell’animale, garantendo l’adeguata copertura dei suoi fabbisogni nutrizionali; bisogni che non sono mai costanti, ma variabili in funzione dello stadio e stile di vita, nonché di fattori correlati a diverse situazioni ambientali .

La qualità e durata di vita dei nostri pets sono decisamente migliorati, in particolare negli ultimi vent’anni: e questo grazie all’evoluzione della Medicina Veterinaria in campo clinico, chirurgico, della diagnostica di laboratorio, nonché dell’alimentazione.  Alimentazione che non va più vista come “qualcosa a parte”, ma come parte integrante di un approccio più generale all’animale: trasversalmente ed addirittura in sinergia con altre discipline.

Se è corretto pensare alla Nutrizione da una parte come all’approccio fisiologico quotidiano (il mantenimento), e dall’altra come all’approccio di tipo terapeutico (la dieta, spesso in associazione al farmaco), mantenendo tale distinzione, è altresì importante definire un’alimentazione adeguata sia in ottica di prevenzione che di terapia; considerando oltretutto che entrambe le necessità possono manifestarsi in momenti diversi nello stesso soggetto (prima e dopo la cura…).
Il Medico Veterinario deve rappresentare il “faro nella notte” per il proprio cliente, la persona di riferimento in grado di fornirgli le linee guida per la corretta alimentazione del proprio animale.

Alla prossima puntata!

Dr Mauro Ricci DVM Nutrizione animale.
consult@biessea.com

Dr Mauro Ricci DVM