IL REFERTO CITOLOGICO – Parte III: adeguatezza, cellularità, conservazione e rappresentatività dei preparati citologici

I preparati citologici per essere valutati accuratamente e per far si che il patologo clinico possa trarre delle conclusioni, devono essere innanzitutto considerati ADEGUATI. Un campione è adeguato quando consente a chi lo legge di poterlo valutare… adeguatamente: ciò significa che deve essere ben allestito (vale a dire ben prelevato, ben colorato, ben conservato) e con una cellularità intatta, almeno sufficiente a poter esprimere una diagnosi.

N.B. Un campione adeguato non necessariamente è anche rappresentativo! (vedi oltre)

Come valutare un buon Allestimento:

Il prelievo

Deve essere utilizzato il metodo che meglio preserva l’integrità delle cellule (ad es. l’ago infissione preserva meglio le cellule linfoidi rispetto all’ago aspirazione); non deve essere utilizzata eccessiva “violenza” nello strisciare su vetrino il materiale campionato; deve essere ottenuto un monostrato cellulare; il materiale prelevato deve essere asciugato rapidamente all’aria.

La conservazione

I vetrini devono essere conservati a temperatura ambiente (se refrigerati spesso appaiono artefatti che impediscono la lettura del campione). Non serve usare fissativi, anzi spesso questi rovinano la morfologia cellulare. I preparati si conservano stabili per molti giorni. In nessun caso i vetrini devono essere esposti ai vapori di formalina! Pena l’impossibilità (irreversibile!) di poterli valutare.

La colorazione

È estremamente importante che la colorazione sia eseguita correttamente: un vetrino ipocolorato o ipercolorato o con bizzarre sfumature causato da un utilizzo sbagliato dei coloranti (età, tempi di immersione etc) risulta estremamente difficile (fino a impossibile) da valutare.

La cellularità

Dopo aver valutato se un campione sia stato correttamente allestito, passiamo a valutarne la cellularità, al fine di completare la valutazione dell’adeguatezza.

La cellularità esprime una valutazione semi – quantitativa del numero di cellule nucleate presenti nel campione, e può essere molto scarsa – scarsa, moderata, buona, elevata – molto elevata. Se il campione non contiene cellule, si definisce acellulare (quindi non diagnostico).

Il numero di cellule presenti se elevato può di per sè essere considerato un criterio di malignità, ad esempio in corso di neoplasia mesenchimale, oppure di iperplasia ad esempio nel caso di alcuni epiteli, di prelievi epatici o di versamenti cavitari (in caso di iperplasia mesoteliale).

Non basta ovviamente che un campione abbia una cellularità elevata o buona, ma le cellule presenti devono essere intatte e ben preservate: mai tentare di fare una diagnosi su un tappeto di cellule rotte, o degenerate (necrotiche, ad esempio) nemmeno se è possibile intuire di quali cellule si tratta, poiché la loro morfologia sarà comunque distorta e ingannevole. Per definire la qualità morfologica delle cellule presenti si parla di cellularità ben, moderatamente o scarsamente conservata.

Figura 1. Gatto. Ago infissione linfonodo sottomandibolare. Campione non adeguato: elevata cellularità, scarsamente conservata, numerose cellule rotte e nuclei nudi (MGG 10x).

Figura 2. Gatto. Ago infissione linfonodo sottomandibolare. Campione adeguato: buona cellularità, ben conservata, buon allestimento: linfoma high – grade (MGG, 40x).

 

Infine, è importante sottolineare che un campionamento benché adeguato potrebbe non essere RAPPRESENTATIVO (della lesione di nostro interesse). Facciamo un esempio: se il nostro obbiettivo era quello di andare a valutare citologicamente un linfonodo sottomandibolare ma accidentalmente è stata campionata la ghiandola salivare, questo non toglie che i vetrini possano essere adeguatamente allestiti, e costituiti da una buona cellularità; tuttavia, il campione non rappresenta l’organo o la lesione di nostro interesse. Altri classici esempi possono essere i sospetti lipomi (il citologo vede solo adipociti: ma se fosse stato campionato grasso perilesionale e se accanto ci fosse una neoplasia maligna?) o le lesioni costituite esclusivamente da cheratina (e se oltre al contenuto cheratinico ci fosse una porzione parenchimatosa non campionata di una neoplasia).

Figura 3. Cane. Ago infissione linfonodo sottomandibolare. Moderata cellularità, moderatamente conservata: campionamento accidentale di ghiandola salivare (MGG, 40x).

 

Dr.ssa Giulia Mangiagalli, DVM – Dr.ssa Silvia Rossi, DVM dipl ECVCP

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